2008-2018
Una scuola stressata, impoverita. In sintesi il periodo 2008-2018 ...

 

2008-2018, un periodo  che ha costretto la scuola a “donare” la propria anima pedagogica. Senza dimenticare la L.107/15 e il blocco contrattuale che hanno demotivato gli insegnanti. E non è finita!

1997, l’inizio della mutazione della scuola in “azienda”

Il periodo  2008-2018 è stato connotato per un’attenzione morbosa verso la scuola, intesa come bancomat, prelievo per le casse dello Stato. Le diverse azioni messe in atto hanno significativamente indebolito il sistema. Lo hanno trasformato definitivamente   in un soggetto ” a bassa gradazione pedagogica”, comprometttendo la  qualità del suo “prodotto”. Inoltre hanno “stressato”, demotivato gli insegnanti.   Il processo era iniziato nel 1997 con la legge del 15 marzo 1997  n°59  (Autonomia scolastica) che aveva dato cittadinanza ad espressioni quali  “orientamento al cliente” “efficacia”, “efficienza”…

2008-2018 inizia con il duo Gelmini-Tremonti 

Da qui  la devastante azione della coppia Gelmini-Tremonti (2008-2009).
Le “incostituzionali”classi pollaio, istituzionalizzate con la legge 133/2008 art 64. Queste sono state aggiornate da Renzi ( commi 332 e 333 dell’art.1 della legge 23 dicembre 2014 n. 190 Legge di stabilità ) in “superpollaio”, che si formano per obbligo dei Dirigenti di non nominare supplenti il primo giorno di assenza del titolare.
Smantellamento della legge 148/90 ( Riforma scuola elementare ). Abolite le compresenze, i moduli didattici ( legge 133 del 2008 .  Si legga ” Il modulo è morto…” ) fortemente depotenziato il tempo pieno e ripristinato il maestro unico ( decreto-legge 137/2008). I governi seguiti a quello di Berlusconi hanno confermato queste decisioni.
Mancata restituzione  dei 2.400 milioni. M. Stella Gelmini aveva promesso che il 30% dei tagli della scuola, sarebbero tornati ad essa sotto la voce della “premialità”. Bene, questi risparmi sono spariti dai radar dei governi seguenti a quello di Berlusconi.

L’attenzione politica verso il contratto  

Il blocco dei contratti.  Questa prassi è iniziata con Berlusconi (Legge di Stabilità 2010), confermata da Monti, Letta e Renzi ( leggi di Stabilità 2011- 2015). Quest’ultimo è stato costretto a rivedere la decisione dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015 che ha decretato l’improrogabilità  del blocco. Quindi sono  destituite di fondamento storico le affermazioni che presentano l’attuale governo come “uno studente”  che si è impegnato a sbloccare la vertenza, ritenendo il congelamento una situazione eticamente riprorevole. E’ stato costretto! Doveva sbloccarli! Punto.

Uno sblocco con il trucco di un anno “regalato”

Secondo il sindacato Anief il blocco contrattuale 2010-2018 è costato mediamente ad ogni singolo insegnante 12.000 €. Una bella somma!
Nello sblocco, però, c’è un sottile gioco contabile!
La citata sentenza della Corte Costituzionale (giugno 2015) non è retroattiva! Ma neanche parzialmente irretroattivo ( il suo contrario). Praticamente il governo, facendo partire la “mancetta” da gennaio 2016, si è regalato un risparmio di sei mesi. Questi sommati ai primi tre mesi del 2018, non coperti contrattualmente ( ipotesi nuovo contratto art. 35 comma 3), fanno nove!
Non è finita. In caso di mancata stipula del contratto 2019-21 la vacanza contrattuale partirà da aprile 2019 ( art. 2 comma 6). E con questa proroga arriviamo a 12 mesi. Un anno!

Conclusione

Questi sono i “regali” della scuola nel periodo 2008-2018…! Senza contare “il tanto gratis” introdotto con la legge 107/15 ( Animatore Digitale, Team per l’innovazione…).
Sin qui i dati. Difficile comprenderne il disegno, se non quello di ” togliere il carburante” al sistema formativo, dimostrando poi la sua inefficienza. Quindi chiuderlo!