Diplomati magistrale in GaE, news 22/2: la sentenza negativa del Tribunale del Lavoro

Diplomati magistrale in GaE: la sentenza negativa del Tribunale del Lavoro
Diplomati magistrale in GaE: la sentenza negativa del Tribunale del Lavoro

Dopo la Plenaria che ha ribaltato gli orientamenti favorevoli ai diplomati magistrale che vorrebbero entrare di diritto nelle GaE (graduatorie ad esaurimento), arrivano altre brutte notizie. Gli effetti di quella sentenza iniziano a farsi vedere anche nelle aule del Tribunale del Lavoro. Il Tribunale di Forlì, con sentenza del 30 gennaio 2018, decide negativamente sul ricorso di una docente con diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002, e che chiedeva di entrare nelle GAE.

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Diplomati magistrale in Gae: il no a Forlì

In merito all’ingresso in Gae della docente con diploma magistrale ante 2001/02, il Tribunale di Forlì ha scritto:

Nel merito la domanda non può essere accolta, occorrendo escludere l’idoneità del diploma in questione a valere quale titolo legittimante l’inserimento nelle graduatorie ad inserimento. Sul punto si richiamano, con effetti dirimenti, le motivazioni della decisione dell’Ad. Plen. Cons. Stato n. 11/2017 prodotta all’udienza (…)” Specificandosi altresì che “Nessun rilievo ha in questo giudizio la sentenza del Consiglio di Stato n. 1973 del 2015 (e le successive analoghe pronunce): essa non vale né come giudicato (se non altro perché non è stata pronunciata, come richiede l’art. 2909 c.c., fra le medesime parti), né come affermazione di un principio di diritto utile ai fini della decisione.  A questo proposito si deve ricordare che nel giudizio civile la legittimità o meno di un atto amministrativo assume rilievo solo se, e nella misura in cui, l’atto stesso costituisca un ostacolo a (e debba perciò essere rimosso per consentire) la attuazione di un (preesistente) diritto soggettivo; quest’ultimo per-ciò non è un effetto, ma un presupposto, della disapplicazione dell’atto amministrativo (che di per sé non fa sorgere il diritto, ma ne consente solo la piena esplicazione).  Nel caso in esame è perciò irrilevante che il Consiglio di Stato abbia annullato il decreto ministeriale n. 235/2014 – prescindendo dal fatto che si tratti di un atto regolamentare di carattere generale oppure di un atto collettivo o plurimo con effetti scindibili – poiché l’accoglimento, in sede civile, della pretesa fatta valere dalle appellanti richiederebbe l’accertamento dell’esistenza di un vero e proprio diritto soggettivo ad essere inserite in graduatoria: diritto che deve invece ritenersi insussistente per le ragioni esposte nei punti precedenti”.

Le spese del giudizio sono state compensate.

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