Sciopero 23/3, ATA: persi quasi 4mila posti nonostante il carico di lavoro

Sciopero 23/3, ATA: persi quasi 4mila posti nonostante il carico di lavoro
Sciopero 23/3, ATA: persi quasi 4mila posti nonostante il carico di lavoro

Comunicato Anief – Oggi lo sciopero è dedicato anche al personale ATA. Mentre si continua a parlare di riforma della scuola e di rilancio dell’istruzione pubblica italiana, gli organici del personale scolastico continuano a ridursi: per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, negli ultimi sei anni sono stati cancellati 3.667 posti, che sommati a quelli tagliati dalla riforma Berlusconi-Gelmini, conseguente alla Legge 133/2008 sul “dimensionamento” scolastico, portano la quota di cancellazione di unità di Ata abbondantemente oltre quota 40mila.

Sciopero 23 marzo 2018: sono stati persi quasi 4mila posti ATA nonostante il crescente carico di lavoro 

Il dato di confronto tra gli anni scolastici 2011/2012 e quello attuale, si evince dal Decreto sugli organici Ata pubblicato in queste ore, in anteprima, dalla rivista Orizzonte Scuola. “Per l’anno scolastico 2017/18 – si legge – rispetto allo scorso anno in calo i posti DSGA di 78 unità. Nel complesso i collaboratori scolastici sono 131.143, gli assistenti amministrativi 46.822, gli assistenti tecnici 16.175, i DSGA sono 7.994, con un calo rispetto allo scorso anno di 77 unità. Per quanto riguarda la distribuzione regionale, assistiamo all’annuale travaso di posti da Sud a Nord. Guadagnano Lombardia, Emilia Romagna, Toscana in particolare, mentre vengono sottratti posti a molte regioni tra le quali spiccano Sicilia e Campania con un saldo negativo di quasi mille posti a regione rispetto al 2011/12”.

A parte gli spostamenti, che non incidono sull’entità numerica, il dato che balza agli occhi è quello relativo ai totali: complessivamente, oggi abbiamo 203.534 posti in organico di diritto, mentre sei anni fa erano 2017.123. Ma come si giustifica tale decremento? L’amministrazione si rifugia nella solita ridicola motivazione del ridotto numero di alunni: l’organico, in pratica, viene legato a doppio filo alla quantità di iscritti. Se questo cala, riducendosi il tasso di natalità, scende quindi il numero di unità di lavoro. Mentre continuano a non essere considerati altri fattori, altrettanto se non più rilevanti. Come il tasso di abbandono scolastico, i flussi migratori.

“Questa interpretazione – commenta da Roma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel giorno dello sciopero nazionale e della manifestazione di protesta – è restrittiva e non aderente alle ultime riforme scolastiche. Con la scuola dell’autonomia, la stessa riforma Gelmini ed infine la Legge 107/2015, voluta contro tutto e tutti dal Governo Renzi, i compiti del personale Ata sono aumentati a dismisura. Basta mettere a confronto un contratto precedente al DPR 275/1999 per rendersi conto degli alti carichi di lavoro che gravano su questi dipendenti: un collaboratore scolastico, ad esempio, non si limita più a svolgere mere funzioni di pulizia e sorveglianza, ma si presta a svolgere assistenza di vario tipo a partire da quella agli alunni disabili; un assistente tecnico ha compiti di supporto sempre maggiore rispetto alla docenza e all’organizzazione scolastica. Per non parlare degli assistenti amministrativi, su cui gravano incombenze di ogni genere, l’ultima delle quali, la verifica dei dati degli alunni per attuare il decreto vaccini, di attinenza ad altre istituzioni pubbliche”.

“Ora, anziché incrementare il numero di Ata – dice ancora Pacifico – si è riusciti nell’impresa di ridurne la capienza. Lo stesso incremento di qualche migliaio di unità, cui abbiamo assistito quest’anno, peraltro ben al di sotto dei 6.200 posti inizialmente accordati dopo anni di blocco, è stato vanificato dai tagli che “sotto traccia” si sono continuati a realizzare. La stessa Buona Scuola di Renzi ha fortemente penalizzato la categoria: prima permettendo il travaso di migliaia di posti ai lavoratori perdenti posto delle province, contro il quale abbiamo anche avviato una class action; successivamente, il Governo a maggioranza PD ha dimenticato di inserire il personale Ata sia nel piano straordinario di assunzioni, sia nel potenziamento scolastico, come se i progetti e le attività aggiuntive, in linea con il Ptof, si possano realizzare senza collaboratori scolastici e assistenti”.

“A pesare molto sulla mancata considerazione per gli Ata – continua il sindacalista Anief-Cisal – è stato anche il blocco della mobilità professionale: da diversi anni, infatti, non si permette più alcun passaggio su ruolo superiore, pur in presenza di titoli di studio e comprovata acquisizione di competenze previo corso-concorso interno all’amministrazione, come prevista da una apposita legge dello Stato. E che dire delle retribuzioni più basse della PA italiana? Questi lavoratori, pertanto, continuano ad essere considerati di serie B: noi non ci stiamo, per questo siamo al loro fianco e intendiamo continuare le battaglie legali e legislative che oggi ci hanno portato a scioperare e a scendere in piazza a Roma”.

Il sindacato, infine, ricorda che la categoria Ata continua a subire anche un’ulteriore ingiustizia: la sottrazione di almeno 10-12mila posti vacanti e disponibili, incomprensibilmente assegnati ogni anno fino al 30 giugno anziché al 31 agosto dell’anno successivo. A cui si aggiungono altrettanti posti “mascherati” nell’organico di fatto. Quindi, di fatto, parliamo di 20-25mila amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici che dovrebbero passare nei ruoli dello Stato. I quali si sarebbero dovuti aggiungere ai 6.200 accordati dall’amministrazione. Il sindacato, a questo scopo, continua ad invitare il personale Ata assegnato su questo genere di posti, a presentare ricorso per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo. Sia per l’anno scolastico in corso, sia per quelli passati. Come continua ad impugnare la mancata assunzione a tempo indeterminate e il mancato conferimento degli scatti di anzianità.

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