Sciopero generale comparto scuola: adesione anche da parte dell’Anief

Anche l'Anief aderisce allo sciopero del 2-3 maggio 2018

Proseguono le proteste degli addetti ai lavori del comparto scuola, contro le varie situazioni che penalizzano docenti e personale ATA. E’ in programma un nuovo sciopero nel prossimo mese. Sciopero proclamato dall’Associazione Sindacale Saese e già ratificato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo sciopero, indetto dall’Associazione Sindacale Saese, avrà luogo nei giorni 2 e 3 maggio 2018. Sarà presente, naturalmente, anche l’Anief, come specificato in un comunicato ufficiale sul proprio sito. (Vedi il comunicato).

Le cause dello sciopero indetto il 2 e 3 maggio 2018

Le motivazioni dello sciopero riguardano, in primis, la situazione salariale dei docenti italiani. In secondo luogo la questione graduatorie ad esaurimento. E’ già nota la battaglia dell’Anief circa la richiesta di apertura delle GAE per tutti gli abilitati. In prima linea i diplomati magistrale, già scesi in piazza durante le manifestazioni dell’8 gennaio e del 23 marzo. Ma la battaglia si estende a tutti i docenti abilitati, per cui l’Anief, appunto, chiede la riapertura delle graduatorie. Non meno importante, secondo la stessa associazione sindacale, la situazione del personale ATA. Collaboratori scolastici che da tempo attendono la stabilizzazione contrattuale dopo anni di precariato all’interno degli istituti scolastici. “Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale“. Questo il commento di Marcello Pacifico.

Il pensiero di Marcello Pacifico sulla situazione salariale dei docenti

A conclusione del suo intervento, il presidente dell’Anief prosegue così: “Persino negli Stati Uniti, dopo dieci anni, gli insegnanti sono tornati a scioperare. 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia, dopo dieci anni di blocco, si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali”.

 

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