Le maestre italiane: non stiamo usurpando niente, chiediamo solo il rispetto dei nostri diritti

Le maestre italiane: non stiamo usurpando niente, chiediamo solo il rispetto dei nostri diritti

Le maestre italiane hanno dato vita in diverse città italiane alla protesta contro i licenziamenti di massa. Da Verona passando per Bologna e Pistoia, hanno sfilato in corteo levando al cielo il coro divenuto ormai celebre LA MAESTRA NON SI TOCCA. L’ormai famosa sentenza della plenaria non ha posto il divieto alla loro stabilizzazione, ma ha solo respinto la richiesta di inserimento nelle graduatorie dalle quali avviene lo scorrimento in ruolo. E’ questo è il messaggio che le maestre cercano di far passare a tutta l’opinione pubblica che ha assistito alle manifestazioni con un senso di disorientamento. In questo video un momento del passaggio del corteo per le vie del centro di Pistoia.

In strada la rabbia delle maestre

Pistoia detiene il triste primato dei primi depennamenti derivati dalla decisione della Corte d’Appello per la quale 17 che erano di ruolo sono già state licenziate da quella che loro ritengono “una ingiustizia ed una vera e propria sentenza politica”. L’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento con riserva fece sì che l’ufficio scolastico provinciale le costrinse ad accettare i contratti a tempo indeterminato pena il depennamento dalle Gae. Un po’ come puntare una pistola alla tempia e costringerle ad accettare una situazione instabile, anticipando i meriti del TAR per una definitiva estromissione dalla possibilità di effettuare supplenze. Con i conseguenti depennamenti vengono scaraventate nell’inferno della seconda fascia delle graduatorie d’istituto, dalle quali non c’è nessuna certezza di poter ricevere una convocazione.

Il dramma di Roma

Nella capitale la situazione è ancora più drammatica rispetto alla cittadina Toscana. I depennamenti che saranno eseguiti subito dopo l’esecuzione delle sentenze del Tar Lazio previste per luglio, avranno l’effetto di estromettere definitivamente i diplomati magistrali dalla possibilità di insegnare. L’ufficio scolastico provinciale si comportò in maniera difforme da quello di altre province italiane. All’atto del rilascio dei provvedimenti cautelari si procedette alla cancellazione dalle graduatorie di istituto dei ricorrenti per inserirli in Gae con la riserva. Facile intuire il proliferare di casi drammatici che verranno a crearsi con centinaia di insegnanti che hanno familiari a carico e mutui da sostenere.

L’equivoco del 99

Il pomo della discordia è costituito dalla modifica che fu fatta nel 1999 all’ articolo 401 del testo unico in cui venne istituito il doppio canale. Quell’anno fece da spartiacque nel sistema di reclutamento dei docenti della scuola primaria e dell’infanzia. Prima di allora era sufficiente essere inseriti nelle graduatorie dei concorsi per soli titoli in virtù del possesso di un titolo abilitante, qual è appunto quello del diploma magistrale ante 2001/2002. La distorsione interpretativa, o sarebbe meglio dire la miopia del Miur, indusse decine di migliaia di docenti a sostenere un concorso che nella realtà dei fatti non serviva. Il diploma era già abilitante di per sè e pertanto non era necessario affrontare un concorso abilitante. L’origine del contenzioso la si può collocare temporalmente in quell’anno. Le maestre che oggi stanno protestando per un legittimo diritto alla stabilizzazione non furono inserite nelle allora graduatorie permanenti. Fu in quel momento che le istituzioni crearono due categorie contrapposte in ossequio al principio del DIVIDE ET IMPERA.

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