Sondaggio Mannheimer: M5S al 40% se si torna al voto

MoVimento 5 Stelle e Lega, ovvero i due partiti più votati lo scorso 4 marzo, sono alla ricerca di figure di garanzia che ricoprano gli incarichi di presidente delle due camere. Più difficile fare la formazione di un nuovo esecutivo tra queste due forze secondo i report dei diversi quotidiani nazionali. Un’ipotesi di ritorno al voto fra tre mesi non è da escludere, circostanza che spaventa decisamente i partiti che hanno ottenuto percentuali inferiori. Paradossalmente il MoVimento 5 Stelle potrebbe raggiungere quella maggioranza che in base al Rosatellum gli attribuirebbe l’incarico di formare il nuovo governo. Questo è lo scenario descritto da un articolo di Italia Oggi.

Il sondaggio

Le difficoltà a trovare la compagine governativa che dovrebbe uscire fuori dal risultato elettorale di poche settimane fa hanno indotto lo studio Mannehimer a condurre un sondaggio. Secondo il suo conduttore, Renato Mannheimer, a giovare maggiormente di un ritorno al voto anticipato sarebbero proprio M5S e Lega. E l’esito di uno scontro diretto Di Maio-Salvini finirebbe con il seguente risultato: M5s al 40% e Lega al 22%. Le cosiddette forze antisistema, la cui vittoria tanto preoccupa la tedecsa Angela Merkel e il premier francese Emmanuel Macron, consoliderebbero le loro posizioni a detrimento del PD e di Forza Italia.

Potrebbe interessarti:  Comitato Ricorrenti concorso DS 2011: ora basta, il governo mantenga gli impegni presi

L’aumento di voti al M5S

Mannheimer passa poi a spiegare cosa pensano e cosa vogliono gli elettori. Tra loro il 40% del campione intervistato pensa che non sarà possibile formare il governo col voto del 4 marzo. In un eventuale ritorno al voto ripeterebbero esattamente le stesse scelte fatte. Inoltre non va trascurato un effetto secondario che ha prodotto la tornata elettorale. La gente potrebbe salire ancora di più sul carro del vincitore, dando ai 5 Stelle ancora più forza. Anche la Lega trarrebbe beneficio da una ripetizione del voto, finendo con il diventare il leader assoluto del centro-destra e con un aumento del divario che la separa da un PD in piena emorragia di consensi.