Panino da casa a scuola: nuova sentenza del TAR del Lazio

Il Tar del Lazio si è espresso ieri, 13 dicembre, in merito alla famosa questione riguardante il panino portato da casa da consumarsi a scuola. Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha detto sì all’autorefezione, contestando i principi della sentenza della Corte di Cassazione che, invece, aveva respinto la possibilità che gli studenti consumassero il proprio cibo nell’edificio scolastico.
Come sottolineato dal ‘Corriere della Sera’, si tratta di una sentenza emessa da un tribunale di grado inferiore, che non fa giurisprudenza come la Cassazione: in ogni caso, si tratta di un giudizio che rimescola nuovamente le carte in tavola.

Il giudizio del TAR sul panino portato da casa

Il Tar sostiene che l’autorefezione è esplicazione del diritto costituzionale alla scelta alimentare (artt. 2 e 32 Cost.) e non comporta una modalità solitaria di consumazione del pasto perché, diversamente verrebbe leso il diritto di partecipare al “ tempo mensa” quale segmento del complessivo progetto educativo; se così non fosse il servizio comunale, da facoltativo, si trasformerebbe in servizio obbligatorio. Di conseguenza, gli alunni che portano il pasto da casa non possono essere costretti a lasciare i locali scolastici durante il pasto, ma si ritiene che possano consumarlo nel tempo dedicato alla mensa, anche se non si nutrono dello stesso cibo dei bambini che usufruiscono della mensa. Il Tar sottolinea come il servizio mensa sia un servizio locale a domanda individuale, facoltativo per l’Ente Locale e per l’utente.
Nella sentenza viene affermato, inoltre, che i pasti domestici ricadono ‘completamente sotto la sfera di responsabilità dei genitori o degli esercenti la potestà genitoriale’. In ogni caso, ‘compete all’Amministrazione scolastica ed a quella comunale adottare le corrette procedure per gestire i rischi da interferenze’. Ne deriva, pertanto, che se vi sono rischi di possibili contaminazioni o problemi correlati, la scuola sarà chiamata ad adottare ‘le misure per eliminare e, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo’, questi rischi, attraverso corsi di formazione e informazione agli insegnanti.