Staffetta generazionale
Riforma pensioni: come funziona la staffetta generazionale

Tra gli obiettivi della riforma pensioni vi è anche un ricambio nel mondo del lavoro. Proprio per questo, il Governo sta iniziando a pensare a quella che potrebbe essere definita come una staffetta generazionale. Di cosa si tratta?

Come funziona la staffetta generazionale

Se da un lato il Governo è alle prese per trovare una soluzione per agevolare il pensionamento soprattutto per i lavoratori fragili, dall’altro sta iniziando a vagliare delle ipotesi che possano favorire il ricambio generazionale.

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A questo proposito, si sta cominciando a parlare di una vera e propria staffetta. Un meccanismo che dovrebbe consentire ai lavoratori a 3 anni dalla pensione di scegliere il lavoro part time in cambio di un assegno pensionistico parziale.

Questi lavoratori riceverebbero, quindi, sia l’assegno previdenziale maturato fino a quel momento, sia lo stipendio per il part time.

Nel frattempo, l’azienda si dovrà impegnare ad assumere nuovi giovani, per i quali ci sarà un pieno esonero contributivo per i primi 3 anni di lavoro. Gli stessi 3 anni di anticipo per chi sceglie il part time.

Così facendo, proprio come in una vera staffetta, per un primo periodo coloro che lasciano e coloro che iniziano lavorerebbero fianco a fianco.

Grazie a questa misura si andrebbe, dunque, ad aiutare i lavoratori prossimi alla pensione, soprattutto alla luce degli effetti dell’attuale pandemia, senza però trascurare le nuove assunzioni.

Le altre misure per favorire il pensionamento

Oltre alla staffetta generazionale, il Governo starebbe anche pensando di cambiare i requisiti dei contratti di espansione, passando da 1000 a 500 dipendenti.

In questo modo, le aziende con un massimo di 500 dipendenti potrebbero ancora ricorrere al contratto di espansione.

Ciò significa che i lavoratori a cui mancano al massimo 5 anni per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, potrebbero usufruire di una sorta di agevolazione.

Ovviamente, il lavoratore in questione dovrebbe dare il proprio consenso all’azienda che erogherà, fino alla maturazione della pensione, un importo pari all’assegno pensionistico maturato al momento delle dimissioni.