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Arriva una nuova sentenza positiva per i docenti precari: ancora una volta, un tribunale ha disposto la corresponsione della retribuzione professionale docente agli insegnanti con contratto a tempo determinato. Si tratta di un’altra importante circostanza in cui si stabilisce che non deve esserci differenza stipendiale tra il personale di ruolo con contratti a termine e quello di ruolo se non legate agli anni di servizio prestati e di conseguenza alla ricostruzione di carriera. Il sindacato Flc Cgil rende nota la sentenza positiva rilasciata dal Tribunale di Udine: di seguito il punto della questione.

I docenti precari non sempre hanno vita facile

La vita da docenti precari non è di certo semplice: si vive sempre nell’incertezza della chiamata e nel dubbio di aver accettato la supplenza migliore che può permettere di arrivare fino al termine delle attività didattiche. Ambientarsi ogni anno (o anche più volte all’anno in base alle proposte ricevute) con nuovi alunni, classi e colleghi. Non usufruire delle stesse opportunità dei colleghi di ruolo, in riferimento ad esempio alle ferie, permessi e assenze per malattie. Sperare che il pagamento dello stipendio avvenga con regolarità e in maniera puntuale: molto spesso infatti i supplenti si ritrovano ad aspettare lo stipendio mensile anche per vari mesi, rincorrendo informazioni tra segreterie ed uffici della Tesoreria.

Per quanto riguarda la retribuzione, inoltre, un altro aspetto pesa a sfavore dei docenti precari i cui stipendi quasi sempre sono più bassi del dovuto: in busta paga non si riconosce automaticamente il compenso relativo alla retribuzione professionale docente, assegno che va dai 164,00 euro a 257,50 euro.

Accolto un altro ricorso che riconosce il pagamento della RPD

Solo ricorrendo per vie legali, i docenti precari riescono a far valere il proprio diritto al pagamento della RPD. Il sindacato Flc Cgil Udine, con un comunicato stampa, informa del successo ottenuto in merito al pagamento della retribuzione professionale docenti: una supplente su posto comune infanzia, sostenuta dalla dott.ssa Debora Della Dora, ha ricevuto esito positivo dal Giudice del Lavoro di Udine e avrà corrisposto la RPD per il periodo di supplenza svolto.

Il ricorso accolto si è basato sul contenuto del contratto stipulato alla docente, ovvero che “le prestazioni, proprie del profilo professionale di docente della scuola dell’infanzia, consisteranno nell’espletamento delle attività attribuite al profilo stesso dal vigente C.C.N.L.”. Del resto ricordiamo che la clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE fatta propria dall’art. 6 del D.lgs. n.368/2001 sanscisce che tutti i lavoratori della scuola svolgono le stesse mansioni e hanno gli stessi doveri, a prescindere dalla durata del contratto.