Docente aggredita
Docente aggredita, sconcerta la ritirata del Miur.

Docente aggredita da un genitore, giunge un pessimo segnale dal Miur. E’ la conferma di uno scivolamento verso il basso della condizione docente. Le parole stanno a zero, contano i fatti!

Docente aggredita da un genitore, tante parole e proclami

Docente aggredita da una mamma  dopo essere stata informata della sospensione di 15 giorni della figlia. Su questa testata L. Rovelli a maggio e negli ultimi giorni ha già affrontato la vicenda. Qui vorrei riflettere sul comportamento del Miur di non costituirsi come parte civile (Quotidiano “Il Giorno”, 17 gennaio 2020).
Il Ministro Bussetti aveva fatto ben sperare (giugno 2019): “Sono un uomo di scuola. Ho dedicato a questa istituzione tutta la mia vita. Gli episodi di violenza vanno condannati duramente e, come ministro, non voglio limitarmi alla vicinanza formale: saremo al fianco di insegnanti, dirigenti, del personale amministrativo e ausiliario. Sono in contatto con la Presidenza del Consiglio affinché, in ogni procedimento attivato con querela, il ministero possa costituirsi parte civile. Voglio rilanciare il rispetto per quella che considero la più importante istituzione del nostro Paese: da qui passa il futuro“.

Un pessimo segnale del Miur

Che dire? Siamo alle solite. Tanti i proclami sul ruolo strategico dei docenti, gli sconcerti del giorno dopo e gli impegni a proteggere gli insegnanti. In quest’ultimo caso la decisione non è dettata da un sentimento paterno, ma è ascrivibile a un preciso dovere e obbligo dell’Amministrazione a tutelare la dignità professionale e umana dei propri dipendenti. Non conosciamo, quante volte il Miur ha fatto seguire l’annuncio di costituirsi parte civile con l’effettiva decisione. Purtroppo il caso che stiamo esaminando non induce all’ottimismo.
Comunque la decisione di non mettersi accanto al docente conferma la condizione di solitudine dell’insegnante e della sua  estraneità rispetto all’Amministrazione, il cui comportamento è di difficile interpretazione. In altri termini si ha l’impressione che l’insegnante appartenga ad un altro comparto pubblico (la migliore delle ipotesi). Se questo fosse il profilo istituzionale, se ne capirebbe la logica. Non è così però e quindi le perplessità aumentano, arrivando alla triste conclusione che gli insegnanti contano poco o nulla. Se questa condizione vale per l’Amministrazione, figuriamoci per i genitori!